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L’aria indoor di scarsa qualità non rappresenta unicamente un disturbo sanitario individuale ma anche una spesa aggiuntiva; al contrario, l’aria pulita sul posto di lavoro determina un incremento di efficienza e di produttività per la compagnia.
Si è stimato che le conseguenze economiche della cattiva aria indoor in Finlandia ammontino circa a 6 miliardi di euro l’anno, cifra maggiore della spesa energetica annuale destinata al riscaldamento; Il governo finlandese ha investito grandi somme sul risparmio energetico, ma il miglioramento dell’aria può rappresentare un risparmio di gran lunga superiore. Il prezzo di una cattiva qualità dell’aria si aggira sui 1200 euro annuali pro capite, includendo le spese mediche per le forme allergiche, per il tumore da radon, le infezioni ospedaliere, i disturbi cardiaci derivanti dal fumo passivo e il costo aggiuntivo derivante dal calo di efficienza sul lavoro; una spesa enorme anche per l’economia di una nazione.
Come si può quantificare l’impatto di una malsana aria indoor sulla produttività di un ambiente di lavoro? Si può affermare che una corretta aria interna rappresenti la strada per l’efficienza?